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Analisi

Milan: in tre col morto

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MILANO – Strane storie al Milan: la squadra rossonera guidata da Stefano Pioli travolge in soli tre giorni prima la Lazio e poi la Juventus (ovvero seconda e prima della serie A), si candida per raggiungere il quinto posto che ad oggi è il massimo traguardo possibile per la compagine milanista, ma si prepara a cambiare completamente faccia in vista della prossima stagione. Già, perché proprio Pioli, che dopo un inizio stentato ha preso in mano la squadra raccogliendo risultati accettabili fino alla sosta forzata di marzo e ripartendo in quarta dopo la ripresa con 4 successi in 5 partite disputate, dal 3 agosto sarà disoccupato per far posto a Ralf Rangnick, chiamato dalla proprietà per fungere da allenatore e direttore dell’area tecnica rossonera.

Vincitori

Comunque andrà a finire la stagione, al Milan sembrano aver già vinto in tre: innanzitutto il già citato Pioli, di certo non il miglior allenatore del mondo, ma l’unico tecnico da quasi dieci anni a questa parte a regalare ai rossoneri tre vittorie contro formazioni meglio piazzate in classifica (Roma, Lazio e Juventus), una solidità e compattezza di squadra finora ammirate solo con Gattuso, oltre ad una professionalità estrema nonostante l’ombra di Rangnick sulle sue spalle ormai da dicembre. E poi Zlatan Ibrahimovic che ha vinto lo scetticismo di Ivan Gazidis, convinto da Zvonimir Boban a riportare a Milanello il fuoriclasse svedese dopo lo 0-5 di Bergamo e che è il fautore del calcio dei giovani, in barba all’esperienza e al carisma di un Ibrahimovic che, pur in piena polemica col progetto societario, ha stravolto la mentalità della squadra rendendola sicura e grintosa, l’esatto opposto di quanto non fosse ad inizio stagione.

Schiaffo morale

Se fossi arrivato ad inizio campionato avremmo vinto lo scudetto“, ha sogghignato Ibrahimovic al termine del 4-2 inflitto dai rossoneri alla Juventus. Probabilmente esagera e sa di farlo il campione scandinavo, ma è il suo modo per lanciare un messaggio al club, come a dire “Senza gente come me non andrete lontano”, o anche “Guardate che io non resto qui a fare da bambinaia”. E se l’esperimento di Rangnick non sarà un successo, saranno in molti a rimpiangere il ghigno di Ibrahimovic, uno che ha detto “Al Milan o arrivi primo o niente“. Altra mentalità, altro carisma, altra concezione del calcio, probabilmente troppo superiore per inculcarla in una proprietà ancora convinta che Leao (tanto per fare un nome) possa esplodere anche senza una guida come lo svedese.

Addio

Infine il terzo vincitore, Paolo Maldini. L’ex capitano è stato ormai chiaramente scaricato dal Milan, delegittimato nel suo ruolo di direttore tecnico da Gazidis che ha contattato Rangnick senza neanche avvisarlo, e con un piede e mezzo fuori da Milanello perché difficilmente Maldini accetterà un ruolo diverso in società e si farà da parte assieme a Pioli e assieme ad Ibrahimovic per lasciar partire il nuovo corso voluto dalla famiglia Singer, azionato da Ivan Gazidis e affidato a Ralf Rangnick; un progetto a cui per ora non crede nessuno, se non i vertici del club. Maldini ha sibillinamente detto che il tedesco non è l’uomo adatto, i tifosi sono dubbiosi, Ibrahimovic ha urlato in faccia a Gazidis che questo non è più il suo Milan. Basterà l’unione di intenti fra Elliott, Gazidis e Rangnick per far decollare un programma tutt’altro che sicuro? Si vedrà, per il momento l’uscita trionfale spetta ad altri.

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