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Un Milan inguardabile si ritira dalla lotta scudetto: solo due sufficienti tra i rossoneri

Difficile tenere a mente così tanti orrori in una sola partita come quelli visti questa sera a Salerno. Un enorme passo indietro che probabilmente vuol dire addio ai sogni di gloria.

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MAIGNAN – L’uscita alla mezz’ora è coraggiosa ma totalmente fuori tempo e anche fuori luogo. Bonazzoli ne approfitta e pareggia. È decisamente in confusione e lo conferma al 65’ con un’altra scorribanda fuori dai pali del tutto insensata a cui per sua fortuna Romagnoli pone rimedio. 4 

CALABRIA – Poca verve, poca incisività, poca spinta e anche poca copertura su Ribery. 4,5

TOMORI – La dormita sanguinosa al 69’ in occasione del vantaggio granata pesa come un macigno sulla sua prestazione: Djuric gli sbuca alle spalle e lui nemmeno se ne accorge. Un errore gravissimo che vale 3 punti. 4 

ROMAGNOLI – Chiamato al lavoro più complicato, gestire la fisicità di Djuric che dall’alto dei suoi 196 cm di testa le prende quasi tutte. Romagnoli però prova a farsi vedere anche nella metà campo avversaria e al 53’ offre un bell’assist di testa a Giroud che non ne approfitta. Superlativo al 66’ quando toglie dalla porta una rabona di Bonazzoli a porta vuota. Un intervento che vale un gol. 6

HERNANDEZ – Quando parte al 5’ la difesa della Salernitana si apre come le acque del Mar Rosso al passaggio di Mosè. L’assist per Messias è preciso e il gol una naturale conseguenza. Da quel momento il buio e solo tanta, tantissima confusione senza mai uno straccio di giocata illuminante. 5

BENNACER – Legge prima le traiettorie di passaggio degli avversari e in questo modo recupera palloni preziosi. Come quella al quarto d’ora da cui nasce la punizione al 15’ che lo stesso Isma prova a trasformare in rete. Sepe si produce in un grande intervento. Rimedia un giallo al 35’ per riparare un errore di Tonali. Diffidato, salterà la partita con l’Udinese e resta negli spogliatoi all’intervallo per evitare il rischio espulsione. Uno dei meno peggio del Milan nel primo tempo. 5,5

TONALI – Inizio in sordina per il sempre energico Sandrino. Chissà, come se sentisse che la giornata per lui non è delle più propizie. Quando resta giù al 25’ tutto il popolo rossonero resta con il fiato sospeso: esce ma poi rientra. Sembra comunque appannato e al 35’ perde un pallone a centrocampo che costringe Bennacer a immolarsi e prendere il giallo. Inizia la ripresa con nuovo cipiglio e offre subito un gran lancio di 50 metri per Leao. Però siamo decisamente distanti dal bel Tonali visto per quasi tutta la stagione. 5

MESSIAS – Freddo come un iceberg quando Theo gli mette la palla giusta da spedire in fondo al sacco dopo appena 5 minuti. 5

BRAHIM DIAZ – L’assetto tattico della Salernitana, con la linea molto alta, sembra ideale per le incursioni di Brahim: al minuto 11’ parte alle spalle di tutti e semina il panico in area granata, ma non riesce a concludere. Soffre enormemente la fisicità della Salernitana e praticamente non riesce mai a trovare la giocata giusta. Al 60’ esce. 4,5

LEAO – Appena prende palla si becca i fischi di terrore dello stadio di Salerno. Da una sua iniziativa nasce la punizione dal limite al quarto d’ora con cui il Milan sfiora il raddoppio, ma quasi per la legge del contrappasso, grazie ad un suo errore marchiano al 20’ consente una pericolosa ripartenza agli avversari. Da una brutta gestione di palla del portoghese nasce l’azione del pareggio salernitano. Sembra in modalità “Non ho voglia”, ad inizio ripresa però entra con una faccia diversa e al 47’ rischia di far venire giù lo stadio con una sforbiciata volante che scortica l’incrocio dei pali con Sepe battuto. Scambia nello stretto con Rebic al 68’ e costringe Sepe ad una complicata deviazione in angolo. Il suo errore più grande è quello di voler decidere la partita da solo e smette di dialogare con i compagni: ogni volta che prende palla si incamponisce nel tentare la giocata vincente che puntualmente non gli riesce. 4

GIROUD – Quante piccole cose importanti fa Olivier nel corso della partita: assist, tocchi, sponde, sportellate con gli avversari. Quando ha l’occasione per concludere però non è preciso, come al 54’ quando di testa la spedisce sul fondo. Decisamente più grave l’errore del francese al 58’: a tu per tu con Sepe non riesce a far di meglio che sparargli addosso. Ci riprova al 79’ con la specialità della casa, l’inzuccata di testa, ma la palla vola sopra la traversa. È uno dei pochi che riesce a tenere la barra dritta fino alla fine, poi anche lui annega con il resto della squadra. 5,5

KESSIÈ – Iniezione di energia e vitalità con il suo ingresso, poi però anche Franck è protagonista in negativo del secondo gol salernitano. 5

REBIC – Cerca di aggiungere qualità ad una manovra lenta e involuta, scambia bene con Leao che però non impensierisce Sepe. Poi capisce che deve fare tutto da solo e al 76’ si mette in proprio e pareggia la partita. Peccato che dopo il gol del pareggio finisca per sbagliare tutte, ma proprio tutte, le giocate tentate, vanificando di fatto ogni tentativo di ribaltare il risultato. 6

FLORENZI – s.v.

SAELEMAEKERS – s.v.

PIOLI – Era prevedibile un inizio veemente da parte della nuova Salernitana di Nicola, invece il Milan entra in campo con eccessiva flemma e concede un paio di ripartenze ai granata. Giusto il tempo di rimettere in ordine le cose e al 5’ arriva la prima azione offensiva rossonera e il gol di Messias. Come però troppo spesso accade, complice una sufficienza non tollerabile a questi livelli e un rarissimo errore di Maignan, arriva il gol del pareggio granata. Il problema del Milan è sempre lo stesso: la mancanza di cattiveria e di concretezza sotto porta. Troppi errori nell’ultimo passaggio o nella scelta finale. Se ci aggiungiamo anche la sconcertante serie di nefandezze commesse nella nostra area di rigore, vedi quelle nella ripresa, il frittatone è fatto. Mai visto giocare tanti rossoneri così male e sinceramente era tempo che non si vedevano su un campo di calcio tante schifezze tutte insieme. Impossibile non assegnare il top delle responsabilità a chi di questa squadra è la guida, cioè l’allenatore. 4