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Analisi

Milan: è davvero possibile rinunciare a Bennacer?

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La stagione è lunga e faticosa, gli impegni tanti e le manifestazioni tre, a cui vanno aggiunti i mondiali che (sa Dio perché) si giocano a novembre e la Supercoppa Italiana. Il Milan, insomma, si prepara ad un’altra annata in cui fare gli straordinari sarà la normalità, soprattutto se i rossoneri vorranno difendere lo scudetto che hanno sul petto, arrivare il più lontano possibile in Coppa dei Campioni e vincere la Coppa Italia vent’anni dopo l’ultima volta. Tutti argomenti che Stefano Pioli conosce benissimo, motivo per cui far ruotare i propri calciatori è fondamentale per non far stancare nessuno.

Intoccabile

Eppure, ogni qual volta nella rotazione dell’undici titolare milanista manca Ismael Bennacer, la squadra ne risente. Le geometrie, l’ordine tattico e la tecnica dell’algerino, infatti, restituiscono calma al Milan, improvvisamente tutti i giocatori occupano le proprie posizioni, nella formazione di Pioli c’è organizzazione e precisione, oltre al fatto che il centrocampista nord africano dispensa assist e recupera palloni come nessun altro fra i suoi compagni. I suoi miglioramenti, rispetto a quando il Milan lo prelevò dall’Empoli, sono enormi e Bennacer è oggi il fulcro del centrocampo rossonero.

Maturità

Una crescita esponenziale quella dell’algerino, arrivato a Milanello in punta di piedi, inizialmente timido, impreciso e collezionista seriale di cartellini gialli. Oggi Bennacer è un giocatore del tutto diverso: ha carattere, va a prendersi il pallone direttamente dal proprio portiere, imposta, detta gli schemi, contrasta e recupera quei pochi palloni che perde; rinunciare a lui appare sempre più complicato e, nonostante le leggi del calcio moderno e le troppe partite in programma, l’impressione è che esista un Milan con Bennacer (ordinato e preciso) ed un Milan senza Bennacer (più disorganizzato), e di ciò Pioli non può che tenere conto.

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