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Analisi

Il Milan non è il Milan e non vince. Giustamente

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Non assorbita ancora la beffarda rimonta della Roma di domenica sera, i tifosi milanisti ricadono nell’incubo di un insuccesso e fanno i conti con l’eliminazione dalla Coppa Italia per mano di un Torino ridotto in dieci per mezzo secondo tempo e per tutti i supplementari. Un Milan volenteroso ma inconcludente, generoso ma impreciso, offensivo ma sterile, che ha attaccato per l’intera partita ma che non è venuto a capo dei granata che bissano così il successo sulla squadra di Pioli già ottenuto in campionato al Comunale lo scorso 30 ottobre e certificano il momentaccio dei campioni d’Italia.

Difficoltà

Al di là delle scelte del tecnico rossonero, ad esempio l’esperimento della difesa a 3 dal primo minuto, il Milan è apparso sgonfio, apatico, molti calciatori ciondolanti per il campo, eccezion fatta per Tonali e Tomori, l’impressione è che la gara di Coppa Italia annoiasse i milanisti. Ci ha provato De Ketelaere nel primo tempo, poi pure il belga è ripiombato nel suo abulico momento sparendo progressivamente dalla scena nonostante sia rimasto in campo per tutti i 120 minuti; inutile sperare, poi, che la porta rossonera possa rimanere inviolata, anche stavolta il gol al passivo è puntualmente arrivato.

Recuperi

Anche le attenuanti iniziano a scarseggiare: gli assenti ci sono, è vero, e Pioli è costretto a far giocare i soliti quasi ogni volta, ma è altrettanto palese che i (pochi) sostituti superstiti non riescano ancora ad essere decisivi, perché Dest fa rimpiangere Calabria e Theo Hernandez, Vranckx ha qualità ma è acerbo e fa rimpiangere Bennacer, il nulla in attacco fa rimpiangere Giroud. A parte questo, comunque, Pioli deve restituire alla sua squadra quella leggerezza e quello spirito alimentato fino alla scorsa stagione quando partite come quella col Torino, di classe o di rabbia, alla fine il Milan le vinceva.

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